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Marketing Automation: metti il turbo al tuo E-commerce

La marketing automation è senza alcun dubbio uno degli strumenti più efficaci per il marketing online, in particolare se si tratta di e-commerce. 

Scopriamo di cosa si tratta!

Marketing automation cos’è e come funziona

Con marketing automation si indica l’insieme degli strumenti e delle strategie che sfruttano i big data per implementare azioni di marketing in modo automatico e personalizzato.

Il pilastro centrale, quindi, è il monitoraggio e l’analisi del percorso di navigazione degli utenti attraverso i cookie (ne abbiamo parlato in modo specifico qui, se vuoi). 

Solo così le aziende riescono a tradurre le azioni dei potenziali clienti in dati da cui dedurre il grado di interesse e coinvolgimento per creare un’esperienza d’acquisto unica ed estremamente mirata. 

Ok, sì, chiaro. Ma in pratica, come funziona la marketing automation? 

Ci sono due tipologie di dati che vengono presi in considerazione: comportamentali e contestuali.

 

  • Comportamentali: sono le azioni implicite e non verbali compiute dagli utenti online. Per esempio, una piattaforma CRM potrebbe captare il tuo interesse per il calcio se guardi video su YouTube o se segui pagine social a tema o se ti iscrivi alla newsletter di una rivista calcistica;

 

  • Contestuali: sono quelle informazioni che l’utente comunica al business in modo esplicito, con interazioni come la compilazione di un form, un dialogo con il chatbot o con il supporto clienti. Si tratta di dati di alto valore, dato che aiutano le aziende a creare target ben precisi e completi. 

 

Sì, e una volta ottenuti tutti queste informazioni? Semplice.

Le piattaforme di marketing automation permettono di archiviarle in modo meccanico e avviare una serie di azioni che segue il sistema azione/conseguenza. 

Ora, devi sapere che è sufficiente che un utente clicchi sul link di una newsletter a cui è iscritto e atterri sulla landing page di riferimento. 

Solo in questi due passi la piattaforma ha già registrato l’argomento della mail che ha agganciato il tuo interesse e di che cosa si parla nella landing page.

Interessante, non è vero? Ma scendiamo più nello specifico.

Come funzionano i software marketing automation?

I software di marketing automation poggiano sul modello trigger > azione.

L’innesco è il verificarsi di un evento o di una condizione (vera o falsa): la visita a un sito nel primo caso e l’iscrizione alla lista newsletter nel secondo, per esempio. 

L’azione, invece, è l’atto compiuto dal software in base alle regole impostate da te in precedenza, come l’invio di sms o email, l’aggiunta di un tag al contatto o la creazione di appositi pop up. 

In pratica, funziona così:

  • Trigger: l’utente abbandona il carrello;
  • Condizione: è già iscritto alla lista newsletter;
  • Azione: il software non fa altro che inviare la mail di incentivo all’acquisto con coupon che avevi precedentemente creato e impostato per chi abbandona il carrello ed è già iscritto alla newsletter.  

In gergo tecnico si parla di workflow, un vero e proprio percorso step by step in cui scegli tu le regole da seguire, le condizioni da soddisfare e le azioni da intraprendere. 

marketing automation

Gli strumenti di marketing automation

Se digiti “marketing automation tools” stai sicuro/a che ci saranno tanti, tanti, ma tanti risultati. 

Ora, è importante non farsi trascinare dall’entusiasmo e gettarsi a capofitto dentro al primo software che “così a occhio” ti sembra il migliore. 

Prima di tutto devi capire il mercato in cui operi: B2B, B2C o misto? 

Poi, possiedi già un CRM in grado di organizzare in modo strutturato tutte le informazioni dei tuoi lead?

Di possibilità ce ne sono parecchie: conoscere le reali necessità della tua azienda è a dir poco fondamentale. 

Qui solo qualche strumento:

  • Mailchimp e Active campaign per l’email marketing;
  • Salesforce e Hubspot anche per CRM;
  • Pardot per i mercati B2B;
  • Marketing Cloud per email marketing, social media marketing e annunci.

Marketing automation quando è utile?

Per quanto la marketing automation possa sembrare appetibile per tutti i vantaggi che comporta, non è per tutti. 

È utile per le aziende che hanno un database sufficientemente ampio da gestire, magari già avviata sul mercato.

Capisci bene che affidarsi a un software di email marketing senza aver prima raggiunto un numero minimo di lead attraverso annunci di Google Ads beh… Non porta ad alcun vantaggio pratico. 

Diverso è il caso di un’azienda già presente online con un e-commerce: in questo caso automatizzare l’invio di una mail di conferma dell’acquisto o di abbandono del carrello è sicuramente utile.

In ambito e-commerce, infatti, la marketing automation consente di aumentare la possibilità che un utente atterrato sul sito concretizzi l’acquisto, coccolandolo fino all’acquisto con esperienze personalizzate.

Ciò significa che, a parità di traffico, e quindi di budget pubblicitario investito (in Google Ads o in Facebook), le vendite siano maggiori.

Scendiamo nel dettaglio.

Marketing automation per gli e-commerce: gli strumenti

significa perdere la possibilità di trasformare lead in clienti effettivi e paganti.

Niente di più, niente di meno.

Gli strumenti di marketing automation, come abbiamo già visto, permettono di inviare comunicazioni personalizzate in base al comportamento d’acquisto.

Ciò significa che l’utente riceverà comunicazioni che fanno leva non solo sul generico desiderio d’acquisto ma anche, e soprattutto, su prodotti per cui ha dimostrato un interesse specifico.

Questo non farà altro che riaccendere l’interesse dell’utente e trasformarlo, senza troppa difficoltà, in desiderio d’acquisto.

Ma come fare? Quali sono gli strumenti di marketing automation per gli e-commerce?

Vediamoli di seguito:

  • recupero del carrello abbandonato: email da inviare a tutti quegli utenti che hanno aggiunto dei prodotti al carrello senza finalizzare l’acquisto.

L’obiettivo delle email di carrello abbandonato è, fondamentalmente, portare l’utente a terminare l’acquisto.

Ma attenzione: non parliamo di comunicazioni aggressive fortemente orientate alla vendita in cui la FOMO la fa da padrone.

Tutte le mail di carrello abbandonato dovrebbero essere estremamente personalizzate, con copy che rispecchino il tono di voce dell’azienda e contenuti che puntino in modo specifico ai prodotti di interesse.

Questo tipo di mail possono inoltre essere utilizzate per capire il motivo del carrello abbandonato, indirizzando l’utente al reparto customer care.

Ciò non farà altro che accorciare la distanza azienda-cliente, lasciando in quest’ultimo una sensazione positiva alimentata dalla consapevolezza di poter contare su un’assistenza clienti a lui dedicata.

  • lead nurturing: abbiamo già visto che dedicarsi alla lead nurturing è un passaggio essenziale in qualsiasi processo di lead generation.

Perché, quindi, non ricorrere a strumenti di marketing automation?

In ottica nurturing, potresti ricorrere alla creazione e all’implementazione di flussi automatici di email con l’obiettivo di fornire ai tuoi clienti contenuti rilevanti in base alle loro azioni e ai loro interessi.

  • suggerimenti personalizzati, proposti in base agli acquisti precedenti, ai prodotti cercati o visualizzati in precedenza;
  • programma di fedeltà, basati su una raccolta punti che scatta automaticamente ad ogni acquisto o al raggiungimento di una determinata somma di denaro spesa;
  • cross selling e up selling, con comunicazioni che propongono prodotti correlati o in versioni “premium” di quelli già acquistati;
  • ringraziamento post acquisto, per ringraziare il tuo cliente e fornirgli ulteriori informazioni o consigli su come utilizzare il prodotto.

Ciascuna di queste tecniche, ognuna a modo suo, ha un duplice obiettivo: migliorare la percezione dell’azienda e incrementare la fidelizzazione del cliente.

Come dicevamo nei paragrafi precedenti, al giorno d’oggi gli utenti sono continuamente esposti a una quantità enorme di contenuti ed emergere può essere, spesso, complicato.

Il segreto per farlo è, senza ombra di dubbio, impostare una comunicazione estremamente personalizzata, non invasiva e in grado di intercettare i reali bisogni e desideri del potenziale cliente.

Ma facciamo un passo indietro. 

Come utilizzare il marketing automation per generare lead?

Riuscire a intercettare persone interessate al tuo prodotto, al tuo servizio o più in generale alla tua azienda e trasformarli in lead in target è il primo passo per un’attività di successo.

In questo contesto, ricorrere al marketing automation può davvero diventare la classica mossa game changing.

Ecco, di seguito, le tecniche che ti consigliamo di utilizzare:

  • automazioni con sequenze pre-impostate di email inviate con obiettivo lead nurturing per avviare il processo di fidelizzazione del cliente e mantenere vivo il suo interesse;
  • retargeting dinamico, per mostrare annunci pubblicitari personalizzati a tutti gli utenti che hanno visitato il tuo sito web senza finalizzare l’acquisto;
  • chatbot, addestrati per dare risposte mirate e specifiche alle domande e necessità degli utenti;
  • webinar, registrati in precedenza e inviati in modo automatico in seguito a un percorso di funnel già organizzato;
  • follow up, da inviare quando gli utenti compiono un’azione specifica.

Senza contare che, in ottica di generazione lead, gli strumenti di marketing automation svolgono un ruolo essenziale anche per la segmentazione e il tracciamento dei singoli lead.

I vantaggi del marketing automation

  • Creare percorsi 1:1 che garantiscono un’esperienza personalizzata per l’utente;
  • Raggiungere il giusto target con messaggi mirati;
  • Ottimizzare i tempi per azioni che sono ripetitive e possono essere tranquillamente automatizzate; 
  • Far risparmiare tempo all’azienda;
  • Aumentare il ROI;
  • Migliorare gli investimenti futuri;
  • Conoscere e profilare ancora meglio le buyer persona;
  • Aumentare le fidelizzazioni.

I limiti della marketing automation

Il limite più grande della marketing automation è la sua natura stessa: l’automazione.

Lasciare che siano solo i software a gestire la relazione con i clienti rischia di far perdere di vista il lato “umano” del marketing. 

Automatizzare le azioni ripetitive (pensa alle email di benvenuto) può essere vantaggioso, certo. Ma non si può dire lo stesso per la strategia da seguire o i contenuti da realizzare.

I dati ci mostrano ciò che funziona di più, è vero. Ma sta al marketer mantenere e mostrare quell’empatia umana che è indispensabile per qualsiasi relazione cliente-azienda. 

Conclusioni

Se c’è una cosa che abbiamo capito è che la marketing automation è, in alcuni casi, una vera manna dal cielo per conversioni e fidelizzazioni. 

Ma come tutti gli strumenti utili e preziosi, bisogna saperla usare con estrema attenzione e soprattutto seguendo una strategia ben precisa.  

 

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    Product Studio: l’ultima novità in casa Google Ads

    Attirare l’attenzione dei clienti e trasformarla in desiderio d’acquisto può essere complicato se consideriamo la quantità di contenuti a cui siamo continuamente esposti.

    Specialmente, se si tratta di inserzioni pubblicitarie.

    Durante l’evento Google Marketing Live, la società di Mountain View ha annunciato l’introduzione di un nuovo strumento: Product Studio.

    Ecco di che cosa si tratta e perché dovresti conoscere questa nuova funzione particolarmente strategica in ottica advertising.

    Che cos’è Product Studio?

    Product Studio è una funzione che si basa sull’intelligenza artificiale generativa e che permette agli inserzionisti di creare immagini uniche e accattivanti dei propri prodotti.

    Presente all’interno di Merchant Center Next, Product Studio fa leva sulle immagini, strumento essenziale per la crescita e il successo di un e-commerce.

    Secondo le statistiche Google, gli annunci che contengono più immagini hanno il 32% di click e il 76% di impressioni in più rispetto alle inserzioni composte da un’unica immagine.

    Creare elementi visual accattivanti, unici e coinvolgenti è quindi indispensabile per raggiungere gli obiettivi pubblicitari.

    Può trattarsi però di un’attività dispendiosa in termini di tempo e denaro, specie se si tratta di immagini ambientate e lifestyle.

    Ed è proprio qui che entra in gioco Product Studio: ecco tutte le funzionalità disponibili.

    Che cosa si può fare con Product Studio?

    In linea generale, con Product Studio le aziende possono generare immagini personalizzate dei prodotti da sponsorizzare.

    Nello specifico, con Product Studio si può:

    • aggiungere background personalizzati attorno al prodotto: basterà descrivere le caratteristiche dello sfondo che si vuole realizzare e l’IA farà il resto;
    • rimuovere lo sfondo dell’immagine originale, anche se presenta dettagli complessi;
    • aumentare la qualità dell’immagine a livello di risoluzione.

    Grazie a tutte queste funzioni, l’inserzionista potrà avere il pieno controllo sulla gestione creativa degli annunci in modo semplice e veloce.

    Quando sarà disponibile Product Studio?

    Product Studio sarà dapprima disponibile negli Stati Uniti, anche per coloro che utilizzano Google e YouTube su Shopify.

    Non ci sono, al momento, date ufficiali. 

    Conclusioni

    Le nuove funzioni rese disponibili dall’intelligenza artificiale riescono a ottimizzare processi complessi e dispendiosi in termini di tempo e risorse, migliorando così l’efficienza operativa.

    Questo 2023 ha visto la nascita di diversi strumenti basati sull’IA: da Bard a ChatGPT.

    Il modo in cui affrontiamo il nostro lavoro di marketers è destinato a cambiare per sempre?

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      Advertising Online: come far fronte all’aumento dei costi?

      Negli ultimi anni stiamo progressivamente assistendo ad un aumento dei costi dell’advertising online. Credo che tutti gli operatori del settore se ne stiano rendendo conto: dalle grandi aziende ai professionisti indipendenti passando per le agenzie di marketing.

      Di certo la recente pandemia ha dato una marcia in più a questo processo e non è difficile capirne il perché: molte aziende hanno chiuso il loro negozio fisico e hanno aperto quello online. Sono stati molti poi anche gli imprenditori che hanno iniziato direttamente aprendo un e-commerce nel periodo pandemico.
      Tutto ciò ha portato ad un’impennata della concorrenza online e quindi a costi per clic sempre maggiori. Questo per riuscire ad accaparrarsi la visita degli utenti al proprio sito web.

      Dallo scetticismo digitale all’approdo online

      Il nostro paese, che si era sempre mostrato meno entusiasta del commercio via Internet rispetto alle altre nazioni europee, nel primo anno della pandemia ha registrato invece un incremento del 31% di acquisti online. Anche i clienti web sono aumentati: +13%. Sulla base dei trend di crescita italiani, si può affermare che i cambiamenti avvenuti nel corso del 2020 equivalgono a quelli che altrimenti sarebbero stati registrati in 3 anni.

      L’ultima indagine svolta dall’Osservatorio del Politecnico di Milano parla chiaro:

      “Il comparto e-commerce ha registrato, solo nel primo trimestre del 2022, una crescita del +14% rispetto all’anno precedente, con un fatturato che a fine anno supererà quota 45 miliardi di euro.”

      A proposito di aumento dei costi per clic che accennavo prima, diamo un’occhiata a questo grafico:

      Aumento dei costi: CPC - Costi Per Click

      La linea gialla rappresenta il costo per clic medio di questo nostro cliente che seguiamo dal lontano 2012. Puoi osservare come nel corso degli anni il costo per un clic è cresciuto, con una crescita esponenziale negli ultimi 2 anni. Ecco perché l’aumento dei costi dell’advertising online non è una leggenda che ci raccontiamo tra esperti del settore!

      A fronte di questo fenomeno cui stiamo assistendo da diversi anni vediamo quali possono essere le strategie da adottare per fronteggiarlo.

      Come affrontare l’aumento dei costi pubblicitari

      Una prima mossa intelligente da poter attuare quando i costi pubblicitari aumentano è quella di restringere il nostro target di riferimento. Dobbiamo capire quale segmento converte di più senza disperdere risorse su altri meno redditizi e che presentano di conseguenza costi per conversioni maggiori.

      In questo senso è importante andare a lavorare per esempio sulle fasce d’età più convenienti, sui dispositivi più adeguati, su giorni e orari più opportuni e su località più vantaggiose.

      Un altro aspetto sul quale lavorare in questo contesto è quello del lifetime value, ma vediamo perché. Bisogna cercare di concentrarsi non solo sul guadagno immediato che deriva da un cliente ma pensare quanto valore quel cliente può portare nel medio periodo. Questo discorso varia molto da settore a settore, non possiamo riassumere una strategia precisa universale.

      Facciamo un esempio.
      Ho un e-commerce e ho un potenziale cliente che mi contatta perché vuole maggiori dettagli e garanzie prima di acquistare il mio prodotto online.

      Percepisco incertezza: posso pensare di fargli un 10% di sconto o in alternativa mandargli un omaggio all’interno del suo pacco. Ora il segreto sta tutto nel post-acquisto. Se il prodotto piace al cliente, se ha avuto un’esperienza positiva con il nostro customer care, se ha apprezzato il nostro sconto o l’omaggio datogli, possiamo pensare che con buone probabilità l’anno successivo lo stesso cliente tornerà ad acquistare da noi. Magari poi ha apprezzato anche il prodotto omaggio e sarà molto propenso ad acquistare anche quello.

      Ecco che il costo di acquisizione con un po’ di pazienza ed attenzione al rapporto col cliente, finalmente si ammortizza.

      Conclusioni

      Alla luce del quadro delineato, la domanda che in molti cominciano a porsi è la seguente: ha ancora davvero senso continuare a investire nell’advertising online? La risposta è sicuramente positiva perché nonostante l’oggettivo aumento dei costi, le opportunità del web e i costi di acquisizione della clientela restano nettamente vantaggiosi.

      Per attuare gli accorgimenti descritti in precedenza c’è bisogno di uno studio approfondito e puntuale dei dati perché nulla può essere lasciato al caso. Deve sempre esserci dietro una mente competente in grado di mettere insieme diversi pezzi del puzzle per far performare al meglio le campagne pubblicitarie.

      Per questo l’ultimo pensiero che tengo ad esprimere è quello di affidarsi a professionisti del settore in quanto mai come in questo momento è il caso di sperperare budget pubblicitario e sbagliare investimenti. Fondamentale è dunque rivolgersi a chi in questo settore ci lavora da anni, a chi ha visto centinaia di account e a chi ha delle ottime recensioni.

      Un articolo di Massimiliano Dall’Omo

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        Aumentare le vendite del tuo e-commerce: 3 tecniche efficaci

        Aumentare le vendite e-commerce è uno degli obiettivi evergreen di qualsiasi azienda, attività o libero professionista.

        Che si tratti di prodotti o di servizi, la vendita molto spesso è l’obiettivo finale. 

        Ma come si fa?

        Ecco 3 tecniche per aumentare le vendite online e i 4 step che portano all’acquisto.

        La crescita come sistema di strategie online

        Vendere un prodotto singolo è sicuramente un successo in ottica business: significa che la relazione che hai creato con i tuoi clienti è forte, basata su fiducia reciproca ed è propensa a trasformarsi in una fidelizzazione vera e propria.

        Ma la vera domanda qui è: perché limitarsi a una singola vendita? Perché considerare un prodotto come fine a sé stesso?

        Il segreto per aumentare le vendite ecommerce è lavorare sul customer lifetime value (CLTV), cioè il valore che ti può portare ogni singolo cliente. 

        In questo modo, inizierai a vedere la crescita come un sistema di strategie e non come un concetto strettamente connesso alla vendita. 

        Una volta fatto, potrai aumentare anche il CAC, acronimo di customer acquisition cost: nella pratica, ciò significa aumentare il budget investito nell’advertising online al fine di acquisire clienti.

        E, se pensiamo alla tecnica del pay per click, alzare il CAC (che può essere fino a un terzo del CLTV) vuol dire avere più possibilità di raggiungere e acquisire un maggior numero di clienti. 

        Vediamo subito 3 strategie per aumentare le vendite.

        Aumentare le vendite di prodotti sul tuo sito web: 3 tecniche 

        Ecco le 3 tecniche vincenti che ti permetteranno di guadagnare di più da un singolo cliente.

        Up-sell

        Fare up-sell significa proporre al potenziale cliente un prodotto di valore maggiore (in termini di costo, quantità o completezza) e correlato all’acquisto che stava per compiere. 

        Come?

        Facendo capire al cliente tutti i vantaggi che otterrebbe dall’acquisto di un prodotto migliore: proporre un’auto più perfomante in termini di velocità e completa a livello di optional o la versione più aggiornata dello smartphone. 

        Le tecniche di up-sell si suddividono essenzialmente in 2 categorie:

        • one click up-sell 
        • order bump.

        Nel caso del one click up-sell, siamo di fronte a una situazione in cui il potenziale cliente ha già inserito nel carrello un prodotto e ha la possibilità di aggiungerne un altro (correlato al primo e di maggior valore). 

        In questo modo, si può aumentare il valore medio dell’ordine, chiamato anche average order value o AOV

        Nel caso dell’order bump, invece, si propone al potenziale cliente di fare un acquisto al momento del checkout, prima del pagamento. 

        Si tratta di aggiungere un ulteriore prodotto o servizio a basso prezzo, proprio per evitare di interrompere il flusso principale d’acquisto. 

        Down-sell 

        Come suggerisce il nome, in questo caso si propone al potenziale cliente un prodotto alternativo ma con un prezzo minore, al contrario di quanto viene fatto nell’up-sell.

        Ti è mai capitato di entrare in un e-commerce di scarpe con l’idea di acquistare l’ultimo modello, ma poi vedere la proposta di un modello precedente, con caratteristiche simili ma a prezzo minore? 

        Esatto: proprio down-selling.

        Cross-sell 

        Si parla di cross-sell nel momento in cui il cliente ha già acquistato un prodotto e gli/le si propone di acquistare un prodotto simile o strettamente connesso. 

        La sezione “potrebbe piacerti anche” di Amazon ti dice qualcosa?

        Vendite e-commerce: 4 passaggi per un acquisto

        Quali sono i passi che un utente compie per arrivare all’acquisto finale? Noi di Webinword siamo convinti che siano sufficienti 4 step:

        • Annuncio AdWords: come prima cosa il nuovo cliente dovrà cliccare sull’annuncio realizzato mediante la nostra campagna di Google Ads

        • Selezione del prodotto: la scelta del prodotto deve essere semplice e intuitiva, l’annuncio deve già portare l’utente sulla pagina del prodotto che intende acquistare

        • Carrello: l’utente dopo aver selezionato il prodotto (o i prodotti) da acquistare li visiona nel carrello. Anche questo passaggio deve essere rapido, intuitivo e stimolare all’acquisto.

        • Acquisto: l’ultima fase è quella decisiva: l’utente inserisce il metodo di pagamento e acquista il prodotto ricercato, diventando effettivamente un nuovo cliente.

        Hai mai applicato una di queste strategie per aumentare le vendite del tuo e-commerce? Provaci: aspettiamo di scoprire i risultati! 

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          E-commerce? Non è il futuro ma il presente!

          Secondo il Report di wearesocial.com durante il 2020 il valore di mercato dell’e-commerce è aumentato del 23,8%, con 33,31 milioni di italiani che hanno fatto acquisti online. 

          Ma che cos’è un sito e-commerce? Come si fa ad aprirne uno?

          E-commerce cos’è 

          Abbreviazione di Electronic Commerce, l’e-commerce è una vera e propria attività commerciale online che permette la vendita e l’acquisto di prodotti e servizi online. 

          Lascia che ti dica subito una cosa: creare un sito di vendita on-line non è semplicissimo. Come in un negozio fisico, gli adempimenti fiscali e normativi non mancano di certo. 

          Per aprire un’attività di vendita on-line, infatti, è necessario aprire una partita IVA, iscriversi al Registro delle Imprese della Camera di Commercio e scegliere il regime fiscale: dal 2016 è possibile aderire al regime forfettario che prevede ricavi lordi annuali di 65.000€. 

          Ma procediamo con ordine e vediamo come funziona un e-commerce.

          Come aprire un e-commerce: come funziona 

          La prima cosa da fare se hai in mente di aprire un e-commerce è stendere una strategia dettagliata da seguire passo dopo passo: dalla scelta del mercato (in genere B2B o B2C) alla creazione dei contenuti fino alle campagne di advertising. 

          Ma affrontiamo un argomento alla volta.

          Prima di tutto, assicurati di avere un catalogo di prodotti chiaro e organizzato, che risponda a bisogni e necessità di una nicchia ben definita.

          Iniziare a vendere senza avere in mente un obiettivo ben preciso sarebbe una perdita di tempo, non credi? Aprire un e-commerce, infatti, non è così semplice: gli aspetti di cui occuparsi non sono pochi. 

          online shop

          Cioè? Dovrai garantire dei servizi di pagamento sicuri e controllati oltre a un sistema di spedizione efficiente. 

          Devi sapere, poi, che ci sono alcune sezioni che è obbligatorio inserire: parlo del trattamento dei dati degli utenti, come la policy sui cookie e le informative sulla privacy, le modalità di pagamento, le condizioni di reso e di vendita. 

          Questo, però, non deve preoccuparti. Ci sono molte piattaforme che semplificano (e non poco) tutto il lavoro da fare. 

          Ora scendiamo nel lato più pratico della questione. 

          La user experience è spietatamente importante quando si parla di e-commerce: quante volte hai abbandonato il carrello perché l’iter da seguire per completare l’acquisto non era chiaro?

          Si tratta proprio di garantire agli utenti una navigazione fluida e piacevole, con elementi grafici ben definiti e chiaramente visibili: niente pulsanti sparsi qua e la senza un senso logico.

          Qui entra in gara il microcopy, con l’obiettivo di stimolare l’utente a proseguire la sua navigazione nel sito: tieni bene a mente che acquisto significa pagamento, che significa perdere una parte di denaro. 

          Non è così? Forse no. 

          Si tratta più di un investimento per rispondere a un bisogno. Ma c’è sempre la stessa incognita: e se qualcosa dovesse andare storto? Se non dovessi trovarmi bene?

          Sai, la legge della scarsità dice che la paura di una perdita è tremendamente più forte della voglia di guadagnare. 

          Proprio per questo motivo è essenziale saper gestire gli errori, gli imprevisti o mal funzionamenti con un microcopy efficace: la pagina error 404, ad esempio. Ma non solo.

          Scrivere contenuti di valore è essenziale, pensaci. Se gli utenti percepiscono qualità si fideranno di più, e gli acquisti voleranno alle stelle. 

          Da recensioni, confronti prezzi o descrizioni fresche e frizzanti, hai una tela bianca su cui disegnare. 

          A proposito di qualità percepita: sappiamo bene che i siti web che si trovano nelle prime posizioni della SERP sono quelli più coerenti con la query dell’utente e, soprattutto, quelli più autorevoli.

          Ora, abbiamo già detto che immediatamente è meglio. Se i motori di ricerca lavorano di corrispondenza keyword, ottimizzare tutti i contenuti di un e-commerce significa dirottare sul sito un traffico estremamente in target. 

          La SEO è un elemento imprescindibile quando si parla di visibilità: se gli annunci pubblicitari danno effetti immediati, la SEO perdura nel tempo.

          Qui si tratta proprio di scavare fino in fondo: dall’ottimizzazione delle categorie alla ricerca e valutazione delle keyword da inserire nelle descrizioni dei prodotti fino al link building. 

          Tutto questo non farà altro che aumentare la fiducia dei consumatori nei confronti del tuo e-commerce.

          Come vedi, non è un gioco da ragazzi.  

          Migliori piattaforme e-commerce

          Come realizzare un sito e-commerce? Ci sono essenzialmente due modi:

          • Usare piattaforme CMS come WordPress, Prestashop e Magento. Si parla proprio di content management system, programmi che nascono proprio per gestire i contenuti. In questo caso sono necessarie alcune conoscenze informatiche di base, dai codici HTML alle diverse funzionalità;
          • Ricorrere a piattaforme SAAS, già pronte all’uso come Shopify, BigCommerce e Voluvision, in cui avrai già tutto ciò che ti serve. Anche se più pratiche da usare rispetto a un CMS, presentano alcune limitazioni a seconda dei casi. 

          shopify

          Come gestire un ecommerce (che funzioni) 

          Il concetto più importante da tenere bene a mente è che non è sufficiente aprire un e-commerce per avere delle vendite. 

          In effetti aprire un negozio in città non significa di certo avere clienti. C’è bisogno della giusta promozione e pubblicità per farlo conoscere alle persone, concordi? Bene.

          Allo stesso modo, avere un e-commerce professionale significa partire già con una strategia che preveda investimenti in Google Ads o Facebook Ads

          Ti ricordi come funziona, vero? Che le persone, su internet, sono poco attente, hanno poco tempo e fanno skimming?

          Essere tra le prime posizioni della SERP può essere tremendamente vantaggioso per slanciare le vendite di un e-commerce. 

          Come abbiamo già detto, Google lavora di corrispondenza keyword.  

          Mettere sotto agli occhi dell’utente un sito web coerente con le sue necessità, che gli presenti fin da subito esattamente ciò di cui ha bisogno… 

          Beh, dire che avrebbe i suoi vantaggi, è riduttivo.

          Gestire un e-commerce che funzioni non significa solo curare e aggiornare i contenuti, trovare l’elemento chiave per differenziarsi dai competitor o buttarsi a capofitto nell’aggiungere sempre più prodotti e servizi all’offerta. 

          Significa applicare una strategia ben precisa che miri a obiettivi realizzabili e concreti: integrare un piano di advertising potrebbe essere la scelta migliore.

          Perché?

          Lascio parlare i dati italiani.

          Quanti utenti hanno scoperto un brand tramite i motori di ricerca? Il 43,2% sul totale. Quanti, invece, hanno cercato un brand? 61,8%. 

          Vantaggi e-commerce

          • Amplificare la copertura e attirare traffico caldo
          • Aumentare la brand awareness (e non poco)
          • Avere una vetrina sul web aperta 24 ore al giorno 365 giorni l’anno, accessibile senza limiti di spazio o tempo
          • Ottenere dati e insight utili per profilare il pubblico (attraverso il pixel di Facebook, ad esempio)

          Conclusioni

          Avere un sito e-commerce, come hai visto, apre la strada a tantissime possibilità di business. Solo con le giuste competenze e strategie, però. 

           

          Crescere online è complicato, ma le ads possono aiutarti. E non poco. QUI trovi l’aiuto che stai cercando

           

           

           

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            E-commerce: meglio il “fai da te” o affidarsi a un’agenzia?

            E COMMERCE: MEGLIO IL “FAI DA TE” O AFFIDARSI A UN’AGENZIA?

            Avere un’ E Commerce che funziona è il sogno di ogni imprenditore. Ma è possibile realizzarlo da soli, oppure è indispensabile affidarsi ad un’agenzia?

            La risposta è: sì, è possbile realizzare un’ E Commerce in totale autonomia, ma devi possedere (come minimo) queste competenze:

            ✔️ Capacità strategiche e imprenditoriali

            ✔️ Capacità di analisi e comparazione dei dati

            ✔️ Capacità di scrittura creativa ed accattivante

            ✔️ Capacità di gestire lo Store Management

            ✔️ Capacità grafiche e di programmazione

            ✔️ Capacità di creare e gestire campagne pubblicitarie sul web

             

            Se possiedi già queste competenze, o hai un team di lavoro specializzato in ognuno di questi settori, sei già sulla buona strada e, con il tempo e tanto impegno, potrai ottenere dei risultati.

            Se invece non è così la soluzione migliore è affidarsi ad un’agenzia, mantenendo ovviamente la gestione della parte strategica e decisionale, ma affidando a dei professionisti quella tecnica e pubblicitaria. Perché avere un’idea brillante spesso non significa avere successo se essa non è supportata dalle competenze tecniche… Se sei hai bisogno di una consulenza contatta WebinWord: molto più di semplici partner.

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